La sera prima della mia partenza avevo gia' assistito, incredulo, agli occhi lucidi del papa' di Angelica, quando fra raccomandazioni ed incitamenti non e' riuscito a trattenere l'emozione di vedermi uscire di casa per rivederci soltanto a Maggio.
Il giorno della partenza e' un turbinio di emozioni ed e' segnato da una monotonia quasi irritante di operazioni.
Prepari la valigia, con calma quasi come se non volessi partire, non perche' non vuoi tornare al tuo lavoro, alla tua quotidianita', ma perche' il posto che stai lasciando e' casa tua, dove ci sono almeno i 3/4 della tua vita e la totalita' delle persone che ami davvero.
Poi la partenza per l'aeroporto. Dopo i saluti a Chiara e Serena (e le raccomandazioni che un fratello maggiore deve fare) e naturalmente a Rolly si ci mette in auto.
Un silenzio quasi tombale segna ogni chilometro che ti separa dall'aeroporto. Non riesci a dire una parola, il tuo corpo e' li' che guida ma la tua testa e' altrove, persa su chissa' quale pianeta di quale galassia e se papa' e mamma intraprendono un discorso, riesci a rispondere a monosillabi per non far sentire la voce rotta da un pianto che non vuole farsi sentire.
In certe situazioni si puo' facilmente passare per insensibile o per chi, invece di esser triste, e' contento di ripartire... credetemi non e' cosi' e forse e' difficile da spiegarsi a parole.
All'aeroporto fra un caffe' e qualche sorriso leggendo una maglietta di Napolimania ci sono i saluti. Papa' cerca di nascondere le emozioni e, dopo la stretta di mano, gira subito lo sguardo verso le scale. Mamma, invece, non resiste all'emozione di un abbraccio e le sue lacrime sono d'obbligo.
Il volo verso Londra e' stato segnato da momenti di profonda riflessione, evitando qualunque sguardo e sorridendo qualche volta soltanto alla bimba che ti sta seduta affianco.
Gli occhi lucidi di mia mamma hanno suscitato cosi' tanti pensieri e tante emozioni, che ancor ora, e' difficile ricordare e scrivere di quel momento senza emozionarmi.
In queste occasioni non riesco a trovare alcun altro aggettivo se non quello di essere egoista: lasciare che tante persone soffrano per la tua unica felicita'. Alcune volte penso che forse era meglio accontentarsi della sufficiente (meglio dire mediocre) carriera professionale in Italia e tenersi gli affetti... perche' come dice bene una persona che amo:"la famiglia e' l'unica cosa certa che hai nella vita".




3 commenti:
e' proprio vero, come se fosse un vestito indossato, ti vesti di quell'umore, di quei silenzi, quell'atmosfera, come ti capisco recchiolina.. questi pero' sono arrivederci, non sono addii.. hey.. ti voglio pensare con il sorriso pero', right? e' quello che vogliono anche loro in fondo, pensarti sempre con un sorriso, questo bastera' a far nascere un sorriso anche sul loro viso
a volte mi chiedo anche io se ne sia valsa la pena.
E' valsa la pena venir qui per la realizzazione personale lasciando a casa tutti gli affetti?
arduo rispondere....
Ed e' meglio non cercarla la risposta.
Quel vestito ce l'ho addosso anche io e lo vestiro' di nuovo a fine mese, sopratutto quando tornero' a Londra per rivederci (coi miei) in estate.
Se cerco la risposta, ho paura di trovarla. Ho paura di realizzare che quello che ho lasciato e' casa mia.
Ho provato a cercare la risposta, ma ha solo rallentato la firma sul contratto di circa due settimane.
Poi ho pensato che e' anche vero che casa mia non mi da un futuro. Il mio futuro e', appunto, mio. Egoisticamente, purtroppo, mio.
Meglio non pensarci. Anzi, meglio pensarci. E basta.
Anche perche' fuori, oggi, a Londra, e' una bella giornata.
Ciao!
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